mercoledì 29 settembre 2010

lunedì 27 settembre 2010

Incubi

C'era una suora gialla che affittava le camere, un pittore che intingeva i pennelli negli occhi dei bambini, un corridoio di cespugli che portava in una stanza buia, dove c'era tanta gente invisibile che festeggiava la fine del mondo.

mercoledì 22 settembre 2010

Falso

"L'arte nasce lì dove viene ferita" (non mi ricordo chi l'ha detto!!!), ma concordo sulla ferita iniziale, sul dolore, il trauma, la rabbia, lo strappo che la genera. L'happiness viene dopo quando si libera e quella resta e cresce e mette un milione di foglie e radici. Concordo pure che "Cuorcontento" abbia difficoltà a farlo.

venerdì 17 settembre 2010

I recinti invisibili



Ma che lo devo spiegare? C'è una draghessa, c'è una di lei cucciola, c'è un recinto, ci sono spore di pace amore e musica. A una certa, bisogna uscire per forza, no?
c

giovedì 16 settembre 2010

Al suo posto metterò una rosa.

Il corpo è lì,
intorno al cuore,
incassa botte
e protegge l’anima.
Oh violezza,
lividi ovunque,
bel colore,
familiare.
Mi porto addosso
una ridicola armatura,
pesa e fa rumore.
Devo disfarmene.
Al suo posto
metterò una rosa.

m.d.

Capita

La premiata ditta D’Arco produceva ogni genere di metalli lavorati. Il signor D’Arco aveva una figlia di sedici anni, Giovanna, che aveva cresciuto da solo e che lo riempiva di gioia; era sempre allegra, piena di vita e di fidanzati. Gli dava un’unico pensiero, le piaceva uscire da sola e spesso, tornava tardi. Una sera come le altre, Giovanna aveva deciso di fare una passeggiata lungo il fiume. Era una prova di coraggio, se la prometteva da tempo. Camminò per tre ore e tutto andò bene. Aveva un po’ la sensazione di averla scampata per caso, ma era fiera di sé e si avviò soddisfatta verso casa. Andava di buon passo, quando le si affiancò una macchina con quattro sgherri a bordo, uno si affacciò al finestrino e le gridò: «Anvedi che carrozzeria!» e, allungando una mano per toccarle il sedere, con lo specchietto agganciò la sua borsa, trascinandola per qualche metro e facendola cadere. «Aho! Ce cascheno ai piedi le fiche, mica la volemo lascià qua sprecata!» disse acuto lo sgherro numero uno, mentre lo sgherro guidatore accostava l'auto, i numeri tre e quattro scendevano sghignazzando per il prossimo da farsi. Giovanna sapeva cosa l’aspettava e non cercò nemmeno di ribellarsi, sperando almeno di evitare le botte. Quando tutti e quattro ebbero finito di "esprimersi", il numero uno le si avvicinò e dandole un calcio su un fianco gridò: «Aho! Ce potevi pure fa’ diverti' de più... visto che ce stavi, parevi 'na morta! Sei troia e pure stronza». «Scusate - rispose lei impassibile - sarà per la prossima volta». «A stronza! Ce fai pure ’a spiritosa, forse nun t’è abbastato, ringrazia che sei viva! ‘Nnamo va'... sta zoccola...!». Risalirono in macchina e se ne andarono sgommando nel buio.
Dolente, Giovanna cercò di rialzarsi, si accarezzò le guance, sistemò i capelli e s'incantò a guardare la luna, la luna che aveva visto tutto. Quella notte la passò in giardino, dondolandosi sull’amaca, cullandosi da sè, canticchiando Patty Smith “Because the night... belongs to lovers...” non riusciva a togliersela dalla testa. L’indomani chiese a suo padre di costruirle una “carrozzeria” su misura, una specie d’armatura, però da donna. Anche una lancia e una spada proprio come un’eroina del medioevo. Il medioevo era lontano, gli disse, ma non così tanto.
I quattro sgherri, la sera stessa, si schiantarono mortalmente sulla statale 41, perché lo sgherro numero tre, che da dietro vedeva bene la luna piena, che aveva visto tutto, disse: “Aho! Girateve a guarda’ ‘a luna che è ‘na ficata stasera!”

mercoledì 15 settembre 2010

Era prorio lui

Era proprio lui, era gigante, strisciava sul pavimento asciutto e aveva mangiato un pesce più piccolo, il quale ne aveva mangiato un altro ancora più piccolo. che in un boccone solo aveva mangiato mia figlia. Con un triplo spanzamento l'ho salvata. Poi la notte è continuata male.

domenica 12 settembre 2010

Filosofia blu

Ammaliati da promesse di catarsi, iniziamo il nostro viaggio cercando in posti lontani nuovi occhi con cui vedere. Ma ci scorrono davanti solo immagini orfane di contenuti e di una stazione in cui fermarsi. Incapaci di digerirle, sentiamo scendere sul nostro corpo il freddo in gocce. Ad un certo punto il rigetto, poi il vuoto. Alla ricerca disperata di nuovo cibo, il nostro esilio continua, attraversando senza vedere, cercando e trovando solo l’infinita ripetizione di noi stessi. Restiamo con il passo sospeso sulla frontiera. Il vento spaventa: se ti affidi all’aquilone, sarà difficile non perdersi. Invisibili draghi difendono il territorio che ti trova prigioniero. Speri di dissolverli nel sole; invano. Il terreno si fa arido, si popola di voci e gli echi delle voci ti ruotano attorno, creando un labirinto di specchi. Smarrito, rimani in ascolto del vento. Diventa blu. Si converte in un sussurro: “Uomo, bisogna saper tacere per ascoltare il canto dello spazio”. Il verbo vacilla e si spegne. Solo gli uomini che non temono il silenzio addormentano i draghi. Sparisce la paura delle risposte corrette dal tempo. “Chi dorme per terra non ha paura di cadere dal letto”. Inizia il vero Viaggio. Con occhi nostri.

sabato 11 settembre 2010

Archimede santo subito!

«Un corpo immerso (totalmente o parzialmente) in un fliudo riceve una spinta (detta forza di galleggiamento) verticale (dal basso verso l'alto) di intensità pari al peso di una massa di fluido di forma e volume uguale a quella della parte immersa del corpo. Il punto di applicazione della forza di Archimede, detto centro di spinta, si trova sulla stessa linea di gradiente della pressione su cui sarebbe il centro di massa della porzione di fluido che si troverebbe ad occupare lo spazio in realtà occupato dalla parte immersa del corpo».

martedì 7 settembre 2010

Comodità (testo nuovo)

Ecco il pratico MACIGNO DA GROPPONE, con comode bretelle regolabili, prive di confortevole imbottitura. Si indossa come uno zaino e vi segue ovunque. Particolarmente indicato per forti sensi di colpa, pene da scontare, castighi autoinflitti, Vie Crucis, ex-voto, espiazioni o semplice masochismo. E' realizzato esclusivamente in pietra serena. Affrettatevi! E' un'edizione limitata, solo per chi ha veramente capito che non se ne esce, ma almeno, ogni tanto può poggiarlo per terra.

lunedì 6 settembre 2010

Il neonato con l'ombretto

Chiunque mi può spostare e mettere dove vuole, non scelgo i miei vestiti (perché, si possono scegliere?). Non so ancora che devo morire. Quando piango non so perché, quando capita mi danno "cibo", non so cos'è ma mi piace. La consapevolezza non la so, la coscienza non ce l'ho.

venerdì 3 settembre 2010