venerdì 29 gennaio 2010

GATTABUIA

Di Venere e di Marte non si da principio all'arte... ma noi donne moderne ce ne fottiamo. Ecco allora che do principio alle manifatture GATTABUIA, per ora cappelli, per domani chissà. Vi mostro i primi impacchettati e venduti, proprio oggi :-) Se volete visitare dove ce ne sono tanti, andate qui.
Uno slogan? "C'è grossa crisi in giro".
Fine della pubblicità.

giovedì 28 gennaio 2010

Corigeme se sbalio.

"Il fatto che il suo impulso, invece, fosse quello di scattare in piedi e rispondere al telefono, traendo con noncuranza l'arduo spreco di una giornata, metteva in dubbio l'autenticità della sua sofferenza. Sentì che non era capace di perdere ogni volizione e legame con la realtà, come succedeva ai depressi nei libri e nei film. Mentre spegneva la Tv e correva in cucina, gli parve di aver fallito persino nella misera impresa di cadere a pezzi come si deve.
Chiuse la lampo dei pantaloni, accese la luce e sollevò la cornetta. - Pronto?"
(da Le Correzioni di Jonathan Franzen)

domenica 24 gennaio 2010

the "f" word


We're a bunch of anonymous females who take the names of dead women artists as pseudonyms and appear in public wearing gorilla masks. We have produced posters, stickers, books, printed projects, and actions that expose sexism and racism in politics, the art world, film and the culture at large. We use humor to convey information, provoke discussion, and show that feminists can be funny. We wear gorilla masks to focus on the issues rather than our personalities. Dubbing ourselves the conscience of culture, we declare ourselves feminist counterparts to the mostly male tradition of anonymous do-gooders like Robin Hood, Wonder Woman, Batman, and the Lone Ranger. Our work has been passed around the world by kindred spirits who we are proud to have as supporters. It has also appeared in The New York Times, The Nation, Bitch and Bust; on TV and radio, including NPR,, the BBC and CBC; and in countless art and feminist texts. The mystery surrounding our identities has attracted attention. We could be anyone; we are everywhere.

giovedì 21 gennaio 2010

In Treatment

I nostri figli sono fuoco.

Io sono un'indigena e l'adoro.

VIA DEI COLEOTTERI

... perché io guidavo, ed ero abbastanza felice, ogni tanto scattavo una foto con l'iPhone, che vengono malissimo, ma poi c'ho preso gusto e mi sono messa a girare per le strade, un po' di campagna e un po' no, sopra passavano gli aerei bassi e mi sono ricordata di quando ci portavo mia figlia bambina, proprio all'inizio delle piste di Fiumicino. Parcheggiavo dove gli aerei avevano appena decollato, ci sdraiavamo sul tetto della macchina con le mani sulle orecchie. Era una cosa grossa, il rumore più forte, la pancia luminosa che ci passava sopra, mostri che se ne andavano e non facevano paura, erano così vicini che ci tremava tutto, i cuori, la macchina e le nostre mani strette. Era una strada come questa, mi ci sono persa qualche giorno fa, e quando sono arrivata alla fine ho scoperto che si chiamava Via dei Coleotteri. Credo che chi le ha dato il nome non pensasse affatto agli insetti.

domenica 3 gennaio 2010

Considerazione di sé.

(...)
Il serpente a sonagli si accetta senza riserve.

Uno sciacallo autocritico non esiste.
La locusta, l'alligatore, la trichina e il tafano
vivono come vivono e ne sono contenti.

Il cuore dell'orca pesa cento chili
ma sotto un altro aspetto è leggero.

Non c'è nulla di più animale
della coscienza pulita
sul terzo pianeta del Sole.

Wislawa Szimborska
da La gioia di vivere - TUTTE LE POESIE (1945-2009).

Immagine © Michela De Muro

venerdì 1 gennaio 2010

Giorno 1 (il gioco)

Roland Topor
l'amuse-gueule - 1989

"Per guadagnare da vivere io non dispongo che dei prodotti derivati dalla mia paura... La realtà in sé è orribile, mi dà l'asma. La realtà è insopportabile senza gioco, il gioco consente una immagine della realtà. Io non posso perdere il contatto con la realtà, ma per sopportarla ho bisogno di questo gioco astratto che mi permette di trovare quello che può essere ancora umano."
(Roland Topor)