mercoledì 30 giugno 2010

FFFelicità

"Spesso mi si obietta: "Come si può essere felici di fronte alle catastrofi e alle sofferenze del mondo? Come esserlo vivendo a contatto con l'infelicità di chi ti sta vicino, della società o del mondo intero". La felicità di cui parlo io, anche se in modo semplice, cercando di avvicinare conoscenze e concetti complessi all'esperienza comune e al vivere quotidiano, non è causata da contingenze esterne ed emozioni, per loro natura mutevoli e fuori dal nostro controllo. Il dolore, la povertà, la violenza, la separazione, la sofferenza, la malattia e la morte sono parte integrante della nostra esistenza. Sono inevitabili. E dunque una felicità che dipenda dalla momentanea assenza di queste esperienze naturali è una felicità precaria e fuori dal nostro controllo. Non esiste che un cammino per migliorare la nostra condizione esistenziale ed emozionale. Ed è quello della accettazione incondizionata, della compassione, del perdono e della gratitudine. Puoi provare tutto questo quando capisci che la sofferenza umana ha un luogo e che questo luogo è la mente. Nella tua mente c'è l'Ego, il fragile principe di ogni onnipotenza e disperazione. Colui che pretende il controllo e non accetta la vera realtà. Fuori dalla mente c'è il tuo vero Sè e la tua vera natura e in quel luogo non esistono contraddizioni, dicotomie, dualismo e conflitti. In quel luogo le alternanze di vita morte, malattia e salute, gioia e dolore, povertà e ricchezza e tutti gli opposti convivono perfettamente e possono essere contemplati senza attaccamenti. Tutto questo è alla nostra portata. Siamo stati creati con la possibilità di evolvere dagli stati di impermanenza e precarietà del vivere quotidiano. Possiamo crescere nella consapevolezza e nella conoscenza. Finchè non comprenderemo tutto questo parleremo sempre di felicità con la effe minuscola. Quella a cui mi riferisco spesso nei miei scritti è una felicità che tutto comprende. E' una condizione di stabilità emozionale, di contemplazione e di pace interiore che ho sperimentato e che sperimento ogni giorno, senza bisogno di negare il dolore e la sofferenza che saranno sempre parte dell'esistenza umana". (Alberto Simone)